Anna Foa

Portico d'Ottavia 13

Roma - Via Sant'Angelo in Pescheria

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Via Sant'Angelo in Pescheria, Roma

Segnalato da: Laura Ganzetti - iltetostato.blogspot.com

Casa editrice: Editori Laterza

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Una decina d’anni fa, Anna Foa, (discendente di una delle famiglie ebraiche che più hanno contribuito alla storia civile e politica dell’Italia contemporanea e studiosa dell’età moderna e di storia degli ebrei ) si trasferì in un appartamento nel cuore di Roma, Portico D’Ottavia 13 e iniziò a chiedersi quale storia nascondesse quel palazzo che nel 1943 era abitato quasi interamente da ebrei. “Era una casa suggestiva e piena di bizzarie, una casa in cui ci si poteva perdere[...] di questo libro, il primo protagonista è la Casa, con le sue colonne, le sue mura spesse, le sue deviazioni inaspettate” Da qui inizia la storia degli abitanti della Casa e dei nove mesi segnati per gli ebrei romani da oltre duemila deportazioni. Sono presi per strada, nel quartiere del vecchio ghetto da cui non si sono allontanati, nelle stesse case in cui sono tornati, nei negozi, perfino al bar. Li arrestano soprattutto i fascisti, le bande autonome dipendenti direttamente da Kappler mosse dall’avidità della taglia, guidate dalle delazioni delle spie. Tutto può accadere: sono l’avidità e la crudeltà la norma della spietata caccia all’uomo. Quando le spie indicano gli ebrei alle bande, un carrozzone si avvicina per far salire gli arrestati, liberarne alcuni, mandarne altri a morte, a seconda della convenienza e del capriccio. L’arbitrio era re nella Roma di quei mesi. Intorno, il caos più tremendo, nessuna forma di organizzazione, il vuoto, i bombardamenti, la fame, i rastrellamenti, le fosse Ardeatine. Il quartiere è il teatro di questa caccia infinita, un teatro che attira come una calamita i suoi abitanti e i cacciatori, che conoscono le loro prede e sanno come e dove trovarle.

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La razzia cominciò poco prima delle cinque e trenta. Il quartiere del vecchio ghetto era circondato, c'erano pattuglie tedesche di guardia a tutte le vie di accesso, in via del Tempio, in via del Progresso, in via del Portico d'Ottavia, in PIazza Costaguti, in via Sant'Angelo in Pescheria, in piazza Mattei, di fronte al teatro di Marcello. Anche forse, a giudicare da quanti sono riusciti a fuggire da via Sant'Angelo in Pescheria, da quella parte la rete non dovette essere troppo stretta, probabilmente per mancanza di uomini.

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