Henry Miller

Tropico del Capricorno

New York - Manhattan

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Manhattan, New York

Segnalato da: Elena

Casa editrice: Editori vari

Recensioni

Leggere a Colori

"Scritto a Villa Saurat, a Parigi dopo la sua fuga dall'America, nel 1938, il romanzo autobiografico è la continuazione di Tropico del Cancro..." Continua sul sito.

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Il racconto di Tropico del cancro è in prima persona e non ha una struttura, ma è un lungo inquietante e geniale flusso di coscienza, meglio di in-coscienza, in cui con stile irrazionale e analogico Henry si racconta, anzi, vive alla giornata, travolto dagli eventi che si susseguono senza lena trascinando tutto: il protagonista, gli amici, le donne, le fighe, le vere protagoniste del romanzo, accanto a Parigi, quelle che come enormi voragini ingoiano tutto. Tropico del cancro uscito a Parigi per la prima volta nel 1934, verrà pubblicato in America dopo trenta lunghi anni di polemica, che provocò un processo per oscenità in seguito al quale il Paese rivide le leggi sulla pornografia. Tradotto in Italia da Feltrinelli nel 1962, è ancora al centro di polemiche tra detrattori che non riconoscono all’opera la dignità dell’arte e sostenitori che vedono in Miller un genio della letteratura proprio per quel deragliamento sconvolgente dei sensi da cui è travolto Henry e company e il lettore che sia pronto a entrare in un’altra dimensione, forse quella vera, non orpellata, non mistificata, non mascherata, ma vissuta con tutto l’empito e la spontaneità che ne fanno un’opera anche insensata e perciò geniale...

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Quando penso a questa città, dove sono nato e cresciuto, questa Manhattan di cui canta Whitman, una rabbia cieca, incandescente, mi sfiora le budella. Le prigioni bianche, i marciapiedi brulicanti di vermi, le file del pane, gli spacci d'oppio costruiti come palazzi, gli sporchi ebrei che ci stanno dentro, i lebbrosi, sicari, e sopra tutto, l'ennui, la monotonia dei volti, strade, gambe, case, grattacieli, pasti, manifesti, mestieri, delitti, amori... Una città intera eretta sopra una vuota fossa di nullità. Senza significato. Assolutamente senza significato. E la Quarantaduesima Strada! La vetta del mondo, lo chiamano, e il fondo allora dov'è? Se vai con la mano tesa, ti mettono cenere nel berretto. Ricchi o poveri, camminano con la testa buttata all'indietro e quasi si rompono l'osso del collo per levare lo sguardo sulle loro bellissime prigioni bianche. Vanno avanti come oche cieche e i riflettori spandono sui loro volti vuote chiazze di estasi.

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